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Persepoli. Riflessi del residuo
Elena Lydia Scipioni
Persepoli (2016) è l’opera che dà il titolo a questa mostra e che, insieme a Lotta (2017), fa leva su un aspetto che interessa la poetica del residuo. Il residuo, come elemento di scarto riconsiderato, rientra nelle sperimentazioni materiche che Luca Pignatelli ha compiuto di opera in opera nella sua ricerca.
Elena Lydia Scipioni, Persepoli. Riflessi del residuo. Catalogo della mostra "Persepoli", Teatro la Fenice di Venezia, 12 Maggio - 18 Giugno 2017.
LUCA PIGNATELLI: L'ANTICO COME DIFFERENZA E RIPETIZIONE
Arturo Carlo Quintavalle
Migranti è una serie di nove opere, tecnica mista su tavola, una di queste, Mitridate re del Ponto, è entrata a far parte delle raccolte degli Uffizi.
Per capire il lavoro, la ricerca di Pignatelli, bisogna immaginarsi il suo studio: un capannone e diversi locali attorno, forte luce un poco ovunque, poi un livello inferiore dove tutto è buio e luce artificiale e qui si sovrappongono, a parete, decine di opere, superstiti di precedenti ricerche: le serie dei vasi antichi, le serie delle stazioni e delle locomotive, le serie degli aerei, le serie delle tigri, le serie dei dirigibili ma, sopra tutto, le serie delle antiche figure scolpite, tutte ricavate da foto in bianco e nero dei cataloghi di musei di mezzo occidente, Berlino e Monaco, Roma e Vienna, Londra e Parigi e poi musei minori spersi al sud dell’Italia o della Grecia.
A. Natali, A. C. Quintavalle, Luca Pignatelli, Migranti, Galleria degli Uffizi, Firenze, 2015
TEMPUS ELEVAT OMNIA
Antonio Natali
Uno dei passi a giusta ragione più famosi e criticamente cruciali delle Vite di Vasari si legge nelle pagine che il biografo aretino, sulla metà del Cinquecento, mise a Proemio della parte terza e ultima del suo perspicuo manuale di storia dell’arte.
Brano cruciale giacché enuncia con risoluta chiarezza il suo convincimento riguardo all’origine d’una dell’epoche più alte della cultura figurativa italiana. L’età è quella che lui definisce ‘maniera moderna’; moderna perché si tratta dello stesso suo tempo.
A. Natali, A. C. Quintavalle, Luca Pignatelli, Migranti, Galleria degli Uffizi, Firenze, 2015
IMMANENZA DELL'ARTE NELL'OPERA DI LUCA PIGNATELLI
Achille Bonito Oliva
“Ogni iniziativa sperimentale esige un’interpretazione delirante, estremamente lucida” (Klossowski). Il rapporto tra Luca Pignatelli ed il linguaggio poggia sulla considerazione che esso costituisce la realtà totale con cui confrontarsi, il punto di partenza da cui muoversi per eseguire la sperimentazione di una possibile lacerazione capace di fondare una nuova articolazione.
A.B. Oliva, M. Bonuomo, A. Tecce, F. Vona, Luca Pignatelli, Museo di Capodimonte, Napoli, Arte’m Editore, Napoli, 2014
ICONS UNPLUGGED
Luca Beatrice
In This Must Be The Place, l’ultimo, bellissimo film di Paolo Sorrentino, Cheyenne, la vecchia rockstar interpretata da Sean Penn, ha smesso da tempo di suonare.
Lo convince a riprendere in mano la chitarra un ragazzino che chiede di cantargli This Must Be The Place degli Arcade Fire.
Beatrice, Fokidis,Fusco, Renzitti, Veca, Icons Unplugged, Istituto Nazionale per la Grafica,Roma,Allemandi Editore,2011
DIALOGO NAPOLETANO, LUCA PIGNATELLI A CAPODIMONTE
Michele Bonuomo
Tutto cominciò nel 1978, quando il soprintendente Raffello Causa e il gallerista Lucio Amelio organizzarono la retrospettiva di Alberto Burri, un artista vivente. Prima di allora non era mai successo che nel Museo di Capodimonte irrompesse con tanta forza la contemporaneità.
A.B. Oliva, M. Bonuomo, A. Tecce, F. Vona, Luca Pignatelli, Museo di Capodimonte, Napoli, Arte’m Editore, Napoli, 2014
ICONS DI LUCA PIGNATELLI
Salvatore Veca
L’opera di Luca Pignatelli genera per gli astanti un campo di tensione fra prossimità e distanza. La sua archeo- logia delle forme e degli sguardi evoca la celebre immagine novecentesca dell’Angelus Novus che nella bufera si protende verso il futuro con il viso rivolto al passato.Per noi che siamo vacillanti, ci dice l’opera dell’artista, le icone della scultura classica sono il promemoria di un equilibrio perduto e perturbante, e le ferite e le crepe e le lacerazioni della città di Piranesi annunciano i segni della minaccia e dell’imminenza della bufera.
Beatrice, Fokidis,Fusco, Renzitti, Veca, Icons Unplugged, Istituto Nazionale per la Grafica,Roma,Allemandi Editore,2011
LUCA PIGNATELLI L'ULTIMO PURO VISIBILISTA
Maria Antonella Fusco
Forse fu decisivo l’impatto con le belle foto del manuale di Giovanni Becatti sull’arte dell’età classica. Per una
liceale quindicenne, in epoche distanti dai format televisivi e dai viaggi economici, l’impatto con il Galata
morente e i frontoni attici, sommava due tensioni esistenziali: il viaggio e il passato. Così l’arte, attraverso
quelle fotografie, correva incontro agli adolescenti sollecitandoli a svelare il loro mondo interiore, le segrete
pulsioni verso un monumentale classicismo.
Beatrice, Fokidis,Fusco, Renzitti, Veca, Icons Unplugged, Istituto Nazionale per la Grafica,Roma,Allemandi Editore,2011
LE DIMENSIONI SPAZIO-TEMPORALI DI LUCA
Antonella Renzitti
Fotografo del sogno,1 architetto visionario, alfiere del cinema dipinto,2 visionario impertinente,3 fin dal suo esordio,4 Luca Pignatelli è stato definito un artista che sa travalicare i confini linguistici con una libertà poetica fuori dal comune. Maestro, in particolare, nel lasciasi catturare dalle suggestioni provenienti dalle fotografie anonime, indirizza sempre più la sua ricerca artistica sull’elaborazione di immagini preesistenti, che colleziona in modo quasi scientifico nella sua bellissima “biblioteca iconografica”.
Beatrice, Fokidis,Fusco, Renzitti, Veca, Icons Unplugged, Istituto Nazionale per la Grafica,Roma,Allemandi Editore,2011
PALINSESTO
Angela Tecce
L’oscurità, il buio, l’emergere di figure, ridotte a sagome a volte indistinguibili, la consapevolezza di una storia che si svolge in profondità oltre quelle immagini, di cui cogliamo alcuni accenni, apparentemente privi di ambiguità ma sempre in bilico con l’arbitrario, l’assurdo, l’inverosimile ... Tutto il patrimonio poetico di Luca Pigna- telli, rimanda in modo complesso ed espressivo all’esperienza onirica, un’esperienza non legata direttamente al mondo del sogno ma piuttosto a quella sua amatissima parafrasi che è l’immaginario cinematografico.
A.B. Oliva, M. Bonuomo, A. Tecce, F. Vona, Luca Pignatelli, Museo di Capodimonte, Napoli, Arte’m Editore, Napoli, 2014
ANALOGIE E SCULTURA, 2010: UN MANTRA PER CONFRONTARSI CON IL MONDO ‘REALE’
Marina Fokidis
Nell’era moderna “l’archivio” – sia ufficiale che personale – sembra essere diventato il mezzo più importante mediante il quale si raccolgono, si conservano e soprattutto si recuperano il sapere e la memoria storica. Tracce e testimonianze di ogni genere, attribuite anche a eventi come la Seconda Guerra Mondiale o la caduta del comunismo, ad esempio, hanno dato il la a una riconsiderazione dell’autorevolezza della “verità storica” (nel suo senso più stretto).
M.Fokidis, Luca Pignatelli – Sculture/Analogie, Galleria Poggiali e Forconi, Firenze, A. Mosca Mondadori Editore Milano, 2010
TRA REVERIE E SOGNO: I DIPINTI DI LUCA PIGNATELLI
Donald Kuspit
“Il sogno”, scrive Gaston Bachelard, “nasce dall’animus, la rêverie dall’anima. Il dramma della rêverie, senza accadimenti o storia, ci dà il vero riposo, il riposo del femminile”. Mentre il sogno è “contraddistinto dagli accenti duri del mascolino”, l’“essenza” della rêverie è femminile. Spingiamoci oltre: il sogno è duro perché si confronta con il reale, che è duro, con la speranza di trasformarlo in qualcosa di malleabile e flessibile, così da poterlo rimodellare a propria misura. Il reale resiste all’assimilazione, ma il sogno lo spezza in frammenti d’immagine che è possibile manipolare a piacere, creando l’illusione di padroneggiare la realtà.
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